Le cronache di Zeinda & Nikael [Ruolata Semplice] | Storie da Azeroth | Forums

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Le cronache di Zeinda & Nikael [Ruolata Semplice]
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4 Luglio 2016
23:17
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Artigiano di Azeroth
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Descrizione del topic: Zeinda; Nikael.
Contenuto del topic:
  Data e ora : 31/05/2016, 09:45 a.m – 01/06/2016 01:00 a.m.
  Luogo/luoghi: Borean Tundra: Warsong Hold, Swamp of Sorrows: Stonard, Elwynn Forest: (Katia’s Farm), Elwynn Forest: Goldshire, Elwynn Forest: Stormwind City, Dun  Morogh:    Ironforge, Dun Morogh: Kharanos, Durotar: Orgrimmar, Blasted Lands: Dark Portal, Hellfire Peninsula: Stair of Destiny, Hellfire Peninsula: (Torre Diroccata, qualche centinaio di metri da Honor Hold).
Descrizione dell’evento:

#nota: il binomio Zeinda-Katia o Zeinda-umana, evidenza in grassetto quale delle due “personalità” compie l’azione.

 

Erano circa le 09:45 a.m. del giorno 31 maggio quando Zeinda spedì l’ultima lettera alla misteriosa Nikaella Ribelle”. Prese le lettere sin ora scambiate, le ripose nella tracolla fondo-lango (chiamata così perché incantata con uno specifico incantesimo che rendeva l’interno della borsa più lungo e largo di quanto non sembrasse dall’esterno), la indossò ed uscì dalla porta della stanza che affittò la sera precedente presso Warsong Hold, a Borean Tundra.
Una volta all’esterno della roccaforte, raggiunse un grande spaziale ove si fermò per un istante. Posò a terra la borsa e prelevò da questa delle pietre imbibite di magia con le quali disegnò a terra un cerchio dell’evocazione e tutt’intorno delle rune di teletrasporto: vi entrò dentro, posò accuratamente le pietre all’interno della tracolla, recitò un incantesimo pensando alla sua destinazione: Stonard; qualche attimo dopo, raggiunse l’omonimo villaggio nella Swamp of Sorrows.
Ricorse ad un incantesimo di appello per chiamare a sé la sua tigre bianca e, una volta che le si presentò davanti, vi montò sopra partendo alla volta di Elwynn Forest. Doveva raggiungere Stormwind City, affinché potesse prendere l’espresso che l’avrebbe portata ad Ironforge.
Mentre cavalcava la tigre, rimembrò quanto le avesse detto il suo alchimista di fiducia (un tipetto al quanto macabro, stregone di grande maestria, potente alchimista e con una nota ‘serpentesca’ nella propria voce) riguardo “Come attraversare Stormwind indisturbati”, dopo avergli esposto quanto avesse intenzione di realizzare.

«Devi ssservirti di questa pozione con essstrema cautela. Ti consentirà di asssssumere le sembianze di uno specifico umanoide per una durata di circa 7 ore, a partire dal momento in cui ti sarai trasssssformata. Aggiungi due capelli dell’individuo a cui vuoi copiare le ssssembianze ed assicurati che questo sia fuori gioco per un bel po’. A tal proposito, tieni anche quessssta – le disse porgendole una seconda fiala contenente un liquido giallognolo – si tratta di un potente sonnifero esssstratto da una pianta appartenente alla famiglia delle Passsssifloraceae: lo farà sprofondare in un sonno rigeneratore, tant’è che al suo rissssveglio (nonché 4 ore dopo aver somministrato la pozione) non ricorderà più gli eventi accaduti nelle ultime ore di ssssonno. Bada a non farti vedere durante il processssso.. E non guardarmi cossssì, non è pisssscio di topo! Buona fortuna, Zeinda

Quasi un’ora dopo giunse ad Elwynn Forest, circa nelle prossimità di una fattoria dove individuò il soggetto da impersonare: una giovane contadina in ginocchio stava estirpando alcune piante di zafferano malaticce in un piccolo orto qualche metro dietro l’abitazione. La donna le sembrò completamente sola, ma Zeinda volle comunque verificare e dopo aver smontato dalla cavalcatura, chiuse gli occhi espandendo la sua percezione nel raggio della fattoria, perlustrandone ogni spazio in cerca di eventuali umanoidi: non trovò nessun altro a parte lei e la contadina.
Congedò la sua tigre bianca, che venne così richiamata alle proprie stalle. Si avvicinò furtivamente all’abitazione con passo felpato, s’introdusse dalla porta principale lasciata aperta ed entrò nella dimora della contadina. Individuò un bicchiere d’acqua sul tavolo della cucina e vi versò la soluzione soporifera prelevata dalla tracolla.
Uscì dalla finestra e attese che l’umana bevesse. Qualche minuto dopo, udì il rumore di un corpo accasciato a terra e capì che il sonnifero avesse fatto immediatamente effetto. Rientrò in casa,
s’avvicinò al corpo della donna e le strappò due capelli. Tirò fuori la pozione muta-sembianze e vi gettò dentro i capelli appena raccolti, che si sciolsero in essa generando un fumo verdastro. Bevve poi tutto d’un sorso, riposò la boccetta vuota dentro la sacca e aspettò gli effetti desiderati. In un primo momento non accadde nulla, ma poi la troll sentì un formicolio sulle mani e sui piedi: le spuntarono 2 dita aggiuntive nelle mani e 3 nei piedi. Notò pure che si fosse un po’ rimpicciolita, raggiungendo i discreti 1.60 metri della contadina. Si accertò che tutto fosse riuscito alla perfezione riflettendo il suo aspetto in uno specchio vicino, esclamando:

«Tutto sommato, sono ancora molto bella!»

Prese il bicchiere sul tavolo, uscì fuori e andò verso il pozzo della fattoria per lavarlo: avrebbe potuto servirsi della magia per estrarre l’umidità dall’aria contenuta nello stesso bicchiere e lavarlo ma non voleva lasciare alcuna traccia di magia. Successivamente, rientrò nell’abitazione e individuò un divanetto: prese il corpo dormiente della donna, lo trascinò sul mobile e la sistemò in modo tale da farle sembrare che si fosse appisolata, una volta rinvenuta.
Prima di abbandonare l’abitazione, decise che sarebbe stato meglio raggiungere la capitale a piedi e di abbassare tutte le barriere mentali, affinché potesse interpretare al meglio le sembianze della contadina. All’atto di uscire, individuò due biglietti dell’espresso per Ironforge e ne prese uno, infilandoselo nella tasca dei pantaloni ‘umani’.
Uscì dall’abitazione chiudendo la porta alle sue spalle e si incamminò per Goldshire. Una trentina di minuti dopo raggiunse il villaggio, diede un’occhiata in giro e pensò:

«Che fortuna, non c’è nes-» venne interrotta da una voce femminile alle sue spalle, girandosi prontamente per accoglierla.
«Hey, Katia! Katia!» disse la sconosciuta che avanzò verso di lei.
«Hey, ciao! Che ci fai qui?» rispose Zeinda-umana;
«Sto andando al mercato della Capitale per acquistare un po’ di latte! Sono passata dalla tua fattoria, ma non ti ho trovata!» esclamò la sconosciuta con tono preoccupato. Zeinda-umana disse, con espressione imperturbabile e tranquilla:

«Sono uscita presto stamane, dopo aver innaffiato le piante. Ho avuto un po’ di problemi con le piantine di zafferano e desidererei acquistare dei bulbi, affinché possa piantarli e sanare la partita devastata dalle avversità. Sai meglio di me quanto possano essere richiesti questi bulbi, quindi vorrei affrettarmi per avere i migliori. Vuoi che andiamo insieme?»
«Ma certo! Grazie, Katia!» rispose la sconosciuta alla persona che credeva fosse la sua amica e completamente ignara dell’abile manipolatrice che si celava sotto quelle spoglie umane.

Le due “amiche” si incamminarono verso la vicina Capitale di Stormwind. Sulla strada per l’imponente città, la sconosciuta chiese a Katia-Zeinda, indicandone la borsa, dove l’avesse presa e che fosse molto bella. Katia-Zeinda le rispose prontamente:

«Ti piace? Me la regalò un mio lontano parente, dicendo che venisse tramandata di generazione in generazione. Oh, eccoci arrivate.»

Raggiunsero i mastodontici cancelli della Capitale dell’Alleanza verso le 11:30 a.m. Questi erano vegliati da due guardie che, incrociando le lame delle loro spade, sbarravano l’ingresso alla città. Una di queste si sporse verso le due donne, dicendo:
«ALT!. Identificatevi!»

Zeinda-Katia aprì leggermente le labbra per parlare, ma fu interrotta dalla sua accompagnatrice che presentò il duetto:

«Sono Ayla Leyston e questa è la mia amica Katia Bleight. Vorremmo entrare per acquistare alcuni prodotti agricoli e non, al mercato del Trade District

Le guardie liberarono il passaggio e fecero loro cenno di passare. Le due “amiche” percorsero il lungo ponte che conduceva all’ingresso del primo distretto, ammirando beatamente i possenti monumenti che parvero ricambiare l’intensità dello sguardo. Giunsero al Trade District, entrando immediatamente nell’ambiente mercantile. Videro diverse bancarelle allestite in occasione del mercato, inalando aria satura delle urla dei mercanti che incitavano la gente ad acquistare i loro prodotti.
Katia-Zeinda chiese all’amica di acquistare per lei i bulbi poiché qualcosa avesse attirato la sua attenzione. Ayla acconsentì e si diresse verso la bancarella dei latticini e poi quella dei vegetali, acquistandone i prodotti desiderati.
Qualche minuto dopo, Ayla vide Katia che tornava e insieme decisero di attraversare i cunicoli della Città per far quattro passi lungo i canali della stessa. Dopo essersi assicurata che nessuno le stesse seguendo, gettando occhiate impercettibili di qua e di là, Zeinda-Katia fermò la sua accompagnatrice e le si avvicinò, sussurrandole all’orecchio alcune parole magiche in una lingua sconosciuta. L’espressione di Ayla passò dallo spensierato alla trance, fissandosi in un punto preciso dinnanzi a lei, quasi fosse stata ipnotizzata. Poi, Zeinda-Katia le impartì un preciso ordine, alterandone i ricordi degli ultimi avvenimenti.

«Ricorderai d’esserti recata alla Capitale per acquistare dei bulbi di zafferano per Katia e del latte per te. Tra 20 minuti andrai alla biglietteria del Dwarf District ed acquisterai un biglietto per Ironforge datato 01/05: lo userai domani, allorquando ti recherai alla città nana con la tua amica Katia. Tornerai alla tua dimora e trascorse due ore, ti recherai in quella di Katia per portarle codesti bulbi: le dirai di aver notato che le sue piantine avessero problemi e che avessi pensato di farle una sorpresa. Ora va e realizza quanto.»

Ayla diede le spalle, Zeinda-Katia scoccò le dita e l’umana si ricompose, camminando lungo il percorso di ritorno e senza voltarsi. Katia-Zeinda proseguì indisturbata e s’incamminò verso il Dwarf District per entrare alla stazione collegante Stormwind ad Ironforge.
Raggiunta la stazione ferroviaria, Zeinda-Katia mostrò al capo-stazione il biglietto dell’espresso, ma egli le che gli espressi sarebbero ripartiti regolarmente non prima di 7 ore a causa di un malfunzionamento. Zeinda-Katia sgranò gli occhi per un momento, poi ringraziò lo gnomo e si accomodò su un seggiolino d’attesa (quello che dava le spalle alla biglietteria); tra una manciata di minuti sarebbe arrivata Ayla e avrebbe dovuto acquistare un biglietto per Ironforge, datato 01/05, dunque non poteva permettersi di incrociare in alcun modo il suo sguardo. Attese con ansia l’arrivo dell’umana, la quale si presentò al capo-treno esattamente 20 minuti dopo l’entrata di Zeinda-Katia in stazione. Ayla pagò il bigliettò, lo prese e se ne andò per la sua strada. Solo a quel punto Zeinda-Katia poté rilassarsi e lasciare che la sua mente vagasse verso pensieri prossimi.

Le ore trascorsero e mentre la sua mente cavalcava le onde dell’inconscio, un uragano s’abbatté sul veliero e la trascinò sulla spiaggia della Realtà. Il veicolo tanto atteso arrivò come un fulmine a ciel sereno, arrestando la sua corsa e lasciandole gusto il tempo di salire a bordo. La fortuna fu ancora dalla parte di Zeinda-Katia e nessun altro partecipò a quella corsa. Un attimo prima che si accomodasse nella carrozza, il veicolo ripartì a tutta velocità, quasi fosse stato impugnato e scagliato lontano da un Titano.
Arrivò alla stazione di Ironforge verso le 07:30 p.m. Gettò un occhio dietro le sue spalle e notò una curiosa scritta sul retro dell’espresso:

Fast-tram-forge, le uniche linee ferroviarie più rapide della fusione a caldo!”. Zeinda-Katia rise di gusto nel leggerla ma non fu l’unica cosa che notò: scorse anche una sfumatura di blu nel suo braccio umano ed una lunga treccia verde sul lato destro del capo, che le arrivò sino al petto: l’effetto della pozione muta-sembianze stava via via svanendo, allorché posò delicatamente la sacca a terra, l’aprì e cercò un mantello di stoffa blu munito di cappuccio, che portava sempre con sé. Lo trovò, lo prelevò delicatamente per non urtare nessun’altro oggetto presente in essa e se lo gettò addosso, facendo attenzione a coprire perfettamente i punti più sospetti. Salutò il nano capo-stazione con un gesto della mano e uscì dalle ferrovie.
Svoltò a sinistra e percorse tutto il Military Ward fino a sboccare nel settore cittadino, dove iniziò ad affrettare il passo.

«Che rocce!» esclamò un nano ubriaco ammirando il suo petto, ma Katia-Zeinda non stette a sentirlo e proseguì verso i cancelli della città. Il passo divenne corsa e qualche metro dopo essere uscita dai cancelli di Ironforge, imboccò i tornanti in discesa che l’avrebbero portata fuori dal perimetro della Capitale dei Nani. Se l’avessero scoperta, avrebbero subito dato l’allarme, pensando che si fosse intrufolata nella città per carpire qualche segreto sulla loro cultura militare. Mentre correva fuori dal perimetro della città, notò che fosse già sera.

Ottimo, le tenebre mi aiuteranno a celare il mio vero aspetto!”, pensò Zeinda-Katia mentre percorreva la vasta discesa innevata. Raggiunse un grande spiazzale, con al centro un palo di legno al quale erano affissi dei cartelli incisi coi nomi delle località. Scelse rapidamente la via per Kharanos e svoltò a sinistra, continuando a correre spedita. Superò il ponte innevato e proseguì per la sua destinazione.
Notò d’essere tornata alle sembianze originarie ed esclamò, a nessuno in particolare: «Appena in tempo!»
Si fermò dietro un albero per fare il punto della situazione: posò delicatamente la borsa a terra, l’aprì e mise una mano dentro cercando la mappa del luogo che trovò e uscì lentamente.
Aprì la mappa e localizzò la propria posizione, quella di Kharanos e della zona nella quale si pensava vi fosse la più elevata concentrazione di Gnoll: Coldridge Pass. Individuò la via che credette più sicura, chiuse la mappa e la ripose nella borsa. Tirò fuori da quest’ultima un grande sacco ma all’atto di farlo, udì un rumore assimilabile a tanti oggetti che cadono e capì, imprecando sottovoce, che fossero caduti una serie di libri, dei calici e un grande vassoio di acciaio. Sospirando, si caricò in spalla il grosso sacco e chiuse la borsa: avrebbe riordinato tutto al suo rientro.
Si avvio dunque verso il percorso scelto, portando in spalla il grosso sacco contenente tutti gli utensili culinari (ed alcuni alimenti che usava per guarnire le proprie vittime) ed a tracolla la borsa fondo-lango. Superò Kharanos passando dall’esterno, fino a lasciarsela alle spalle e rimettersi sul viale ciottolato e illuminato dalle torce. Passò vicino ad una guarnigione nana, i quali cavalieri la presero per una nana ‘cresciuta’, fischiettandole e cantandole una serenata. Zeinda adocchiò qualche botte di nano-birra prosciugata da quegli ‘aspira-alcol’, ringraziando questo e la tarda ora che avessero accentuato l’efficacia del suo travestimento.

E infine arrivò al Coldridge Pass, individuando un nano di guardia che faceva avanti ed indietro, compiendo ampi giri. Attese che compiesse il giro di andata e poi uscì allo scoperto, correndo verso il tunnel. Una volta entrata, fece un paio di metri addentrandosi sempre più nelle viscere della montagna, finché non udì i passi goffi di uno gnoll. Lo vide in lontananza e con la coda dell’occhio: era da solo e questa era la sua occasione per non dare il tempo ai suoi compagni di accorgersi della prolungata assenza. Tramite un incantesimo, si rese invisibile e andò incontro allo gnoll ignaro di ciò che lo attendeva; non appena fu in range per usare l’incantesimo, uscì allo scoperto, fece ricorso alla magia e trasformò lo gnoll in un cinghiale. Poi, aprì il sacco, tirò fuori un’arancia ed alcune corde: mise il frutto in bocca al cinghiale-gnoll mentre usò le corde per immobilizzargli gli arti e porlo all’interno del sacco. Chiuse quest’ultimo e lo caricò in spalla, incurvandosi leggermente a causa dell’improvviso aumento di peso. Sgattaiolò dal tunnel, approfittando dell’inaspettata assenza della guarda e si incamminò verso la foresta innevata, ove avrebbe cucinato la sua vittima.

Raggiunse un punto della sua destinazione che credette più o meno lontano da nasi ed orecchie sospetti. Posò tracolla e sacco, formulò una serie di incantesimi che schermassero qualunque odore e rumore nell’arco di 5 metri a partire dalla sua posizione, compreso l’incantesimo che rendesse invisibili tutti i soggetti e gli oggetti che si trovassero in quel range. Successivamente, estrasse dalla sacca tutti gli utensili culinari (compreso il lungo vassoio d’argento sul quale avrebbe collocato lo gnoll-cinghiale una volta cotto e i condimenti) ed iniziò a cucinare. Dopo circa 5 ore, tutto fu pronto e Zeinda chiuse il coperchio del grosso vassoio a chiusura ermetica. Ripose nel sacco tutti gli utensili e gli alimenti utilizzati, chiuse questo e lo infilò all’interno della tracolla, dalla quale prese anche delle Pietre dei Portali.
Quando si fu accertata d’aver perfettamente chiuso il vassoio, si servì delle pietre mistiche per disegnare sulla neve un cerchio d’evocazione e delle rune tutt’intorno. Incise una runa specifica che indicasse la destinazione di Orgrimmar e successivamente mise sé stessa ed il vassoio al centro del cerchio di evocazione; formulò alcune parole in una lingua mistica ed aprì il portale. Rimosse gli incantesimi che celarono lei e le sue attività all’interno di quei 5 metri e poi entrò nel portale, che si chiuse un attimo dopo.

Arrivò alla Valley of Spirits di Orgrimmar, salutò Thuul con rispetto e poi entrò nel portale per Blasted Lands. Qualche attimo dopo, giunse nei pressi del fossato dalla terra rossa, dimora delle guarnigioni Alleate ed Orda, ove salutò il Warlord Dar’toon ed alcuni luogo-tenenti, nonché comandanti dell’Alleanza: stavano conversando assieme intorno ad una tavola rotonda sulla quale vi era stesa la mappa delle Outlands. Raggiunse il mastodontico Dark Portal, chiuse gli occhi e lo attraversò.

Qualche attimo più tardi, si ritrovò sulla Stair of Destiny di Hellfire Peninsula ed osservò lo scenario che si prostrò dinnanzi ai suoi occhi: per quanto malinconico e disastrato, preservava una certa bellezza. Posò a terra il vassoio e la tracolla, dalla quale prelevò delle funi: si servì di queste per assicurare il vassoio al fondoschiena della tigre, sulla quale montò una volta terminato. Introducendosi nella mente dell’animale, le mostrò la strada che dovesse percorrere, raccomandando di procedere con passo lento e cauto. Così, Zeinda ed il suo compagno di viaggi si incamminarono verso la torre diroccata a qualche centinaio di metri da Honor Hold, luogo dell’imminente appuntamento.
Arrivò verso le 00:55 a.m. ed ebbe il tempo per adagiare il vassoio a terra, salutare il fedele animale che l’avesse sin ora servita ed infine togliersi il mantello col cappuccio, per indossare gli indumenti da chef precedentemente prelevati dalla tracolla.
Circa cinque minuti dopo, Zeinda scorse due sagome sovrapposte in lontananza che avanzavano con passo calmo e deciso. Quando furono entrate nel range ottico di Zeinda, ella identificò una gnoma che montava un destriero non morto, i quali zoccoli erano ricoperti da una sinistra fiamma azzurro-biancastra. Scese da questo e salutò Zeinda con rispetto, presentandosi come Nikaella Ribelle”. La troll le fece cenno di accomodarsi e scoperchiò il vassoio, liberando un odorino di carne di cinghiale arrostita e che ricordava vagamente uno gnoll. Il cinghiale dimorava su un letto di carciofi, con alcune arance tagliate a fette e disposte ai lati del suo corpo. La chef spiegò alla sua neo-cliente che questo cinghiale nient’altro fosse che lo gnoll tanto atteso. A quelle parole, Nikael rimase esterrefatta e si avventò contro quel che un tempo era uno gnoll, strappando con foga la carne dalle sue ossa; Zeinda la osservò meravigliata da tanta voracità ma al contempo stesso gratificata. Finito il lauto pasto, la gnoma ringraziò la chef con un fragoroso rutto poco signorile, scusandosi immediatamente dopo; la troll non se lo fece ripetere due volte e rispose con altrettanto tonante rutto che sollevò i capelli della gnoma, quasi fosse stata investita da una raffica di vento. Le due risero a crepapelle per alcuni minuti, poi Zeinda chiese con tono di voce curioso:

«Perché volle cucinato proprio un gnoll?» e aggiunse, con apparente ignoranza: «E come mai odia così tanto i goblin?»
«Mia madre occupava un posto di rilievo a Gnomeregan, grazie alle sue geniali ed utilissime invenzioni e sulle quali passava gran parte del suo tempo. Un giorno, quegli schifosi esseri con le orecchie a punta e verdognoli, assieme ai compagni dello gnoll che ora dimora nel mio stomaco, fecero incursione nel luogo dove ella lavorava, occupandolo ed uccidendola. Da quel momento, mi sono allenata duramente nell’arte della spada, assieme a mio padre, fino a divenire un’abile e scaltra spadaccina. Ho giurato sulla tomba di mia madre che l’avrei vendicata!» fece una pausa, sospirò e poi riprese:

«Tuttavia non ebbi solo sete di vendetta, bensì anche di potere. Una mattina lessi una lettera lasciata da mio padre, nella quale scrisse d’essere stato appellato in battaglia per fronteggiare un nemico comune a tutte le razze di Azeroth: il Lich King. Quel nome, così freddo e pieno di potere, accese in me la fiamma della curiosità; in qualche modo ammiravo quella persona, e decisi di intraprendere l’oscuro ed insidioso cammino che mi avrebbe portata a divenire sua adepta e miglior spadaccina del mondo! Ma.. Non badai alle conseguenze e questo mi portò via non solo la mia vita, ma anche l’unica persona rimasta ad amarmi,– Zeinda parve scorgere una lacrima infinitesima da quegli occhi di ghiaccio – quel brandello di amore che venne strappato con foga dalla mia anima: mio padre. Dopo che questa venne consumata dalla famelica Frostmourne, persi ogni mia volontà: in quel momento realizzai d’essere entrata nelle grazie del Lich King, ma a quale costo? Dovendo dimostrare la mia lealtà, accettai ogni ordine che mi venisse impartito, finché non venni spedita in una fredda e desolata arena, piena di schiavi da massacrare per soddisfare l’insaziabile sadismo d’un ispettore. Mi venne attribuita una spada d’un acciaio diverso dal normale, tetro e sinistro. Inoltre, la sua lama vibrava, fremeva dall’idea di divorare carne ed ossa dei nemici che si prostravano dinnanzi al mio cospetto. E li divorò tutti, Zeinda, senza esclusione di colpi. Ne rimase uno solo, col volto scoperto.. Era mio padre. Cercai di fermarmi, di porre fine a questo cruento e meschino destino ma i miei arti non mi appartenevano più e con un unico fendente, la lama della spada trapassò il petto di mio padre da parte a parte. Estrassi di netto la spada dall’addome dilaniato di quell’uomo che incrociò il suo sguardo, sofferente e lacrimoso, col mio mentre si accasciava in una pozza di sangue, il suo sangue. Qualcosa in me tremò, scuotendo il mio cuore privo di pulsazioni e donandomi il beneficio del dubbio: era davvero quella la strada da intraprendere? O potevo scegliere diversamente? No, non potere, bensì VOLERE.. Sentì che la mia volontà stesse tornando e che avessi la forza di ribellarmi al mio dominatore, ma dovetti fingere ed attendere il momento propizio per fuggire da quella stretta morsa che mi obbligava ad alimentare la sete di sangue del mio padrone. Stavo già pianificando come ottenere la mia vendetta! Per me, mia madre e mio padre!»
«Oh, che storia avvincente! La definirei una ‘paladina’ della giustizia, se non fosse un ‘cavaliere’ della morte! » esclamò Zeinda ridendo.
«A proposito di paladini! Conosce Tirion Fordring?» domandò Nikael.
«Certamente. Non ho avuto mai il piacere di conversare direttamente con lui come ora lo sto avendo nel chiacchierare con lei, ma ho sentito delle sue grandi gesta e credo che in lui risplenda una grande luce. Credo che insieme ai migliori soggetti dell’Alleanza e dell’Orda, possa finalmente porre fine alla tirannia del Lich King, estirpandone il male da queste Terre.»
«Mi trova d’accordo!» esclamò Nikael e qualche secondo dopo, quasi in risposta a quelle parole, un tremendo brontolio scosse le sue viscere, portando il suo posteriore a pubblicare una fragorosa scoreggia alla quale Zeinda rispose ridendo:
«Beh, altrettanto non possiamo dire del suo stomaco nei confronti dello gnoll!»

Nikael arricciò il naso per la puzza e si unì alla risata della chef, dicendo che queste creature facessero un bell’effetto. Zeinda non fu da meno e sganciò un violento colpo di cannone dal suo deretano, suggerendole di usarle come arma di vendetta nei confronti dei goblin che avessero occupato Gnomeregan; la neo-cliente acconsentì chinando ripetutamente il capo. Il flatulento duetto proseguì con le “emissioni” per diversi minuti, fino a quando Nikael chiese alla troll d’aspettarla lì, poiché dovesse allontanarsi per espellere lo gnoll dietro quella piccola montagnetta a qualche metro da loro.

«Ma certamente! Quale luogo migliore per espellere una montagnetta di rifiuti, se non una montagnetta stessa!», rise di gusto la troll, contagiando Nikael che divenne una ‘risata-vivente’ mentre raggiungeva la sua destinazione.
Una volta che fu ritornata, Zeinda notò che l’addome fosse completamente piatto, se non per un appena percettibile rigonfiamento. Nikael le chiese se potesse congedarla, poiché dovesse completare alcune missioni per conto di Honor Hold. La troll acconsentì senza alcun problema e la salutò chiedendole di scriverle presto; Nikael ricambiò con altrettanta raccomandazione e dopo averla ringraziata per il lauto pasto e per la longeva chiacchierata, evocò il suo fedele destriero, vi montò e salutò la troll mentre scompariva all’orizzonte.

Zeinda tirò fuori dalla tasca la sua Hearthstone, se la rigirò tre volte tra i pollici e quattro tra gli indici, per poi sparire in un fascio luminoso. Si ritrovò nella Hall di Warsong Hold e si diresse goffamente verso la stanza affittata. Una volta arrivata, prelevò la chiave della stanza dalla gonnella, la inserì nella serratura, girò in senso orario ed aprì: la stanza apparì così come venne lasciata. Una volta dentro, chiuse a chiave la porta alle sue spalle, adagiò la sua borsa fondo-lango – guardandola con senso di disapprovazione e posticipandone la sistemazione interna al giorno seguente – si lasciò cadere sul letto e prese immediatamente sonno. Quella notte sognò i ricordi inerenti tutta quella serie di fortunati eventi che avessero costituito la fantastica e memorabile giornata.

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